Con sentenza n. 18710/2023 del 19 dicembre 2023, il Tribunale di Roma, sez. XI°, in accoglimento dell’eccezione formulata dallo Studio, ha sancito la natura vessatoria ai sensi dell’art. 33 del Codice del Consumo della penale prevista in favore dell’agenzia in caso di recesso del cliente, ove tale penale sia di ammontare pressoché equivalente a quello della provvigione e non sia previsto “un meccanismo di adeguamento in relazione all’attività concretamente espletata dall’agenzia.

Ed invero, una clausola penale di tal genere “finisce per garantire al mediatore l’incasso della provvigione, a prescindere dall’attività svolta e dai risultati conseguiti” e per generare un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Precisa il Tribunale capitolino che la clausola esaminata prevede il pagamento della penale come mera conseguenza del recesso e in una misura prossima all’intera provvigione, senza la benché minima considerazione della quantità, del tempo e della qualità del lavoro sino a quel momento svolta dal mediatore.

Pertanto, “se il compenso è previsto in misura identica (o vicina) a quella stabilita per l’ipotesi di conclusione dell’affare si verifica uno squilibrio fra i diritti e gli obblighi delle parti, giacché solo con la conclusione dell’affare il preponente realizza il suo interesse”.

Dalla natura vessatoria della clausola penale discende  la sua radicale nullità e inefficacia, con conseguente liberazione del cliente dall’obbligo di versamento della penale all’agenzia immobiliare.

Il tutto, logicamente, ove non venga fornita prova dello svolgimento di una specifica trattativa individuale tra consumatore e professionista in merito al contenuto della clausola, prova che, nel caso di specie, l’agenzia non aveva fornito.